Un’effemeride è una tabella che dice dove sarà un corpo celeste a una certa data e ora. Sembra intimidatoria perché usa quattro sistemi di coordinate nella stessa riga, ma le voci che servono per uscire a osservare sono sei.
Le sei voci
| Sigla | Nome | Unità | Che cosa dice |
|---|---|---|---|
| AR o RA | Ascensione retta | ore, minuti, secondi | La coordinata est-ovest sulla sfera celeste. Un giro completo vale 24 ore, quindi un’ora corrisponde a 15 gradi. |
| Dec | Declinazione | gradi, primi, secondi | La coordinata nord-sud. Positiva sopra l’equatore celeste, negativa sotto. La Polare sta vicino a +90 gradi. |
| Az | Azimut | gradi | Dove guardare in orizzontale, da nord verso est: 0 nord, 90 est, 180 sud, 270 ovest. |
| Alt o h | Altezza | gradi | Quanto è alto sull’orizzonte. Zero significa che sorge o tramonta, 90 allo zenit. Negativa vuol dire invisibile. |
| mag | Magnitudine | numero puro | La luminosità apparente. Più il numero è basso più l’oggetto è luminoso, e i valori negativi sono i più brillanti. |
| Elong | Elongazione | gradi | La distanza apparente dal Sole. Sotto i venti gradi circa l’oggetto è perso nella luce del crepuscolo. |
Due sistemi di coordinate, per due domande diverse
Ascensione retta e declinazione sono coordinate fisse: descrivono la posizione sulla sfera celeste e non cambiano nel corso della notte. Sono quelle stampate sugli atlanti e impostate sui cerchi graduati di una montatura equatoriale.
Azimut e altezza sono coordinate locali: dipendono da dove sei e da che ora è. La stessa stella, nello stesso istante, ha valori diversi a Palermo e a Bolzano, e cambiano di minuto in minuto. Sono quelle che rispondono alla domanda pratica: dove punto adesso.
Il passaggio fra i due sistemi richiede la tua posizione e l’ora esatta, ed è quello che fa lo strumento sulle posizioni una volta impostata la postazione.
La magnitudine va al contrario
È la confusione più comune. La scala è rovesciata: magnitudine 1 è più luminosa di magnitudine 5, e Sirio, la stella più brillante del cielo notturno, ha magnitudine negativa. La scala è logaritmica e per convenzione cinque magnitudini di differenza corrispondono esattamente a un fattore cento nella luminosità: un salto di una magnitudine vale quindi circa 2,5 volte.
Attenzione a un punto che tradisce i principianti: per gli oggetti estesi come galassie e nebulose la magnitudine indicata è quella totale, come se la luce fosse concentrata in un punto. Distribuita su un’area grande è molto meno evidente di quanto il numero lasci pensare. Per questo una galassia di magnitudine 8 può risultare invisibile mentre una stella di magnitudine 10 si vede benissimo, e per questo la classe Bortle del posto pesa così tanto.
L’epoca: J2000
Accanto alle coordinate compare spesso la sigla J2000. È l’epoca di riferimento: per effetto della precessione degli equinozi l’asse terrestre descrive un lento cono e le coordinate celesti si spostano di poco ogni anno, quindi si fissa una data convenzionale. Oggi lo standard è l’inizio del 2000, e per l’osservazione visuale la differenza rispetto a oggi è trascurabile.
Culminazione: il momento in cui guardare
Un oggetto culmina quando attraversa il meridiano locale, cioè quando raggiunge l’altezza massima della notte. È il momento migliore: lo spessore di atmosfera attraversato è minimo, quindi l’immagine è più ferma e più contrastata. Un oggetto a dieci gradi sull’orizzonte viene guardato attraverso molta più aria, e nessuno strumento compensa quella differenza.
L’ora: fuso, ora legale e tempo universale
Le effemeridi internazionali sono quasi sempre in tempo universale, UT o UTC. L’Italia è un’ora avanti in inverno e due con l’ora legale. Sbagliare questa conversione sposta il cielo di quindici o trenta gradi, cioè la differenza fra trovare un pianeta e cercarlo invano. Gli strumenti di questo sito lavorano già sull’ora locale del tuo dispositivo.
Come si usa, in pratica
- Si guarda l’altezza all’ora in cui si potrà osservare: se è negativa o sotto i dieci gradi, quella sera si cambia bersaglio.
- Si guarda l’azimut per capire da che parte serve l’orizzonte libero: un oggetto basso a sud è inutile se a sud c’è una collina.
- Si controlla l’elongazione per Mercurio e Venere, che restano vicini al Sole e si osservano solo nel crepuscolo.
- Si confronta la magnitudine con il cielo che si ha: sotto un cielo suburbano gli oggetti diffusi oltre la nona magnitudine sono una sfida.
Perché il cielo torna quattro minuti prima ogni sera
La Terra compie un giro su se stessa in 23 ore 56 minuti e 4 secondi rispetto alle stelle. Gli altri tre minuti e cinquantasei secondi servono a recuperare lo spostamento fatto intanto lungo l’orbita, per riportare il Sole nella stessa posizione: il giorno che regola gli orologi è quello solare, di 24 ore, non quello siderale.
La conseguenza pratica è che una stella sorge quasi quattro minuti prima ogni sera: due ore prima dopo un mese, quattro ore dopo due mesi. È il meccanismo che fa ruotare le costellazioni con le stagioni, ed è anche il motivo per cui un oggetto scomodo a gennaio, basso all’alba, diventa comodo a marzo, alto a mezzanotte. Quando un’effemeride dà la culminazione, quel numero si sposta indietro di due ore al mese: è il modo più rapido per capire se conviene aspettare qualche settimana.
Angolo orario e tempo siderale
Sono i due termini che compaiono nelle tabelle più tecniche e che spaventano senza motivo.
Il tempo siderale locale è semplicemente l’ascensione retta che in questo momento sta passando sul meridiano, cioè nel punto più alto del cielo per chi guarda. Se il tempo siderale locale è 20 ore, gli oggetti con ascensione retta vicina a 20 ore stanno culminando adesso.
L’angolo orario è la differenza fra i due: tempo siderale meno ascensione retta dell’oggetto. Vale zero alla culminazione, è negativo prima e positivo dopo, e si conta in ore. Un angolo orario di meno due ore significa che l’oggetto culminerà fra due ore. Tutta la conversione da coordinate celesti a “quanto è alto e da che parte” passa da questa sottrazione, ed è quello che il calcolo delle posizioni fa a ogni cambio di data.
Elongazione, congiunzione, opposizione
Quattro parole che tornano in ogni effemeride planetaria e che descrivono un solo numero: la distanza angolare fra il pianeta e il Sole vista dalla Terra.
- Congiunzione: elongazione vicina a zero, il pianeta è dalla parte del Sole e non si osserva.
- Massima elongazione: vale per Mercurio e Venere, che dalla Terra non si allontanano mai dal Sole oltre un certo angolo. Sono i giorni in cui si vedono meglio, sempre nel crepuscolo, mai a mezzanotte.
- Quadratura: novanta gradi. Per Marte e Giove è il momento in cui le ombre dei rilievi e dei satelliti sono più marcate.
- Opposizione: centottanta gradi, il pianeta è opposto al Sole. Sorge al tramonto, culmina a mezzanotte, tramonta all’alba, ed è anche il periodo in cui è più vicino e più grande. Per i pianeti esterni è il momento dell’anno da segnare in calendario: le date sono nel calendario del cielo.
La rifrazione: perché il Sole sorge prima di sorgere
L’atmosfera piega la luce che la attraversa di sbieco, e la piega tanto più quanto più l’oggetto è basso. All’orizzonte lo spostamento vale circa mezzo grado, cioè poco più del diametro apparente del Sole: nell’istante in cui il disco sembra appoggiato all’orizzonte, geometricamente è già tutto sotto.
Per questo gli orari di alba e tramonto non si calcolano sull’altezza zero ma su meno 0,833 gradi, che tiene insieme la rifrazione media e il raggio del disco solare. È la convenzione usata anche dal motore di questo sito, ed è il motivo per cui un orario calcolato può differire di un minuto o due da un altro che usa una convenzione diversa. Per la Luna il conto cambia ancora, perché è così vicina che il suo stesso spostamento prospettico, la parallasse, entra nel calcolo.
La stessa rifrazione, alle altezze basse, deforma anche le immagini: un pianeta a dieci gradi mostra frange colorate ai bordi, perché l’atmosfera separa i colori come un prisma debole. Non è un difetto dello strumento, ed è una ragione in più per scegliere gli oggetti quando sono alti.
Precessione: perché le coordinate hanno una data
L’asse terrestre descrive un cono lentissimo, un giro ogni ventiseimila anni circa. Il punto di riferimento da cui si contano le ascensioni rette si sposta di conseguenza, di una cinquantina di secondi d’arco all’anno: poco per una serata, molto per un catalogo che deve durare.
È il motivo per cui accanto alle coordinate compare sempre un’epoca, oggi J2000. Un cerchio graduato di una montatura equatoriale allineata su coordinate J2000 nel 2026 sbaglia già di qualche primo d’arco: irrilevante per un ammasso grande, non per una galassia piccola cercata a ingrandimento alto. Chi confronta un catalogo vecchio con uno recente deve controllare l’epoca prima di dare la colpa allo strumento.

