Sciami meteorici: come si osservano

Uno sciame meteorico è l’unica cosa in cielo che si osserva meglio senza strumenti. Non serve telescopio, non serve binocolo, serve una sdraio e sapere due o tre cose che cambiano completamente il conto delle meteore viste in una notte.

Cosa sta succedendo davvero

Una cometa che passa vicino al Sole perde polvere e sassolini lungo la propria orbita. Quella scia resta lì per secoli. Quando la Terra, nel suo giro annuale, attraversa la scia, i granelli entrano in atmosfera a decine di chilometri al secondo e bruciano fra i cento e gli ottanta chilometri di quota: quella riga di luce è aria ionizzata dal passaggio, non un sasso che si vede.

Siccome l’incrocio avviene sempre nello stesso punto dell’orbita terrestre, ogni sciame torna alle stesse date ogni anno. Cambia solo quanto è ricca la parte di scia attraversata, e soprattutto quanto disturba la Luna: è quest’ultima, molto più della fortuna, a decidere se un massimo sarà memorabile o deludente.

Il radiante, e perché non bisogna guardarlo

Le meteore di uno sciame viaggiano parallele fra loro, ma per prospettiva sembrano partire tutte da un punto: il radiante. È lo stesso effetto dei binari che convergono all’orizzonte, o della neve che sembra venire da un punto davanti all’auto. Il nome dello sciame viene dalla costellazione in cui cade il radiante: le Perseidi da Perseo, le Geminidi dai Gemelli.

Da qui nasce l’errore più diffuso: puntare lo sguardo sul radiante. Vicino al radiante le scie sono cortissime, perché arrivano quasi frontalmente. Le meteore lunghe e spettacolari si vedono a quaranta o sessanta gradi di distanza dal radiante, e conviene guardare lì, tenendo il radiante di lato. La cosa che conta davvero è avere il cielo più ampio possibile nel campo visivo: distesi, con lo sguardo a mezza altezza, senza binocolo.

L’altezza del radiante conta invece eccome: più è alto, più meteore entrano in atmosfera sopra di noi invece che oltre l’orizzonte. È il motivo per cui quasi tutti gli sciami rendono meglio dopo mezzanotte, quando la rotazione terrestre porta il radiante in alto e ci mette sul lato della Terra che avanza verso la scia.

Lo ZHR non è quello che vedrai

Nei calendari accanto a ogni sciame c’è un numero, lo ZHR, e viene regolarmente frainteso. Sta per Zenithal Hourly Rate, ed è il numero di meteore che un osservatore vedrebbe in un’ora se il radiante fosse allo zenit e il cielo fosse perfetto, cioè con la Via Lattea piena e la magnitudine limite oltre la sesta e mezza.

È una grandezza di confronto fra sciami, non una previsione. Nella realtà il conto scende, e scende molto:

  • il radiante non è quasi mai allo zenit, e a trenta gradi di altezza il numero si dimezza abbondantemente;
  • il cielo perfetto non ce l’ha quasi nessuno: sotto un cielo suburbano si perdono le meteore deboli, che sono la maggior parte;
  • la Luna, se c’è, taglia ancora;
  • un osservatore solo copre metà cielo, non tutto.

Tradotto: a un massimo di Perseidi con ZHR 100, sotto un cielo discreto e con radiante alto, una persona sola conta ragionevolmente fra le venti e le quaranta meteore all’ora. Chi si aspetta cento resta deluso da una notte perfettamente riuscita. Le date e gli ZHR dei principali sciami dell’anno stanno nel calendario del cielo.

Scegliere la notte giusta

Tre criteri, in ordine di importanza.

La Luna. Prima si guarda la fase, poi tutto il resto. Una Luna piena alta durante il massimo dimezza abbondantemente il conto; una Luna che tramonta alle due lascia le ore migliori pulite. Se il massimo cade in una notte di Luna e la notte prima o dopo no, spesso conviene la notte peggiore sulla carta: lo dice il confronto fra fase e orari lunari nella pagina per pianificare la serata.

L’ora. Le ore fra mezzanotte e l’alba valgono più della prima serata, per il motivo detto sopra. Per gli sciami con radiante circumpolare la differenza è minore, ma resta.

La finestra del massimo. Alcuni sciami hanno un massimo largo, di uno o due giorni, e perdonano una notte sbagliata: le Perseidi sono così. Altri hanno un massimo strettissimo, di poche ore, e sbagliare notte significa non vedere quasi niente: le Quadrantidi di gennaio sono il caso tipico, ed è il motivo per cui uno sciame teoricamente ricco è visto da poche persone.

Come si sta in una nottata di meteore

La differenza fra una serata riuscita e una abbandonata a mezzanotte è quasi sempre logistica, non astronomica.

  • Distesi, non seduti: guardare in su in piedi si sopporta per dieci minuti. Una sdraio reclinabile o un materassino cambiano la serata.
  • Coperti più del necessario. Fermi per ore si ha freddo anche in agosto, e in quota molto prima di quanto sembri.
  • Nessuno strumento. Binocolo e telescopio riducono il campo e fanno perdere quasi tutto: l’unico caso in cui servono è seguire una scia persistente, la traccia luminosa che a volte resta per qualche secondo dopo una meteora brillante.
  • Sguardo a mezza altezza, verso la parte di cielo più buia del proprio sito, con il radiante di lato.
  • Almeno un’ora di pazienza. Le meteore non arrivano regolari: capitano tre in due minuti e poi venti minuti di niente. Contare per un’ora intera è l’unico modo di farsi un’idea vera, ed è anche il modo in cui si contribuisce, se si vuole, alle statistiche degli osservatori.

Ultima nota sul vocabolario, perché aiuta a leggere i resoconti: si chiama meteora la scia luminosa, meteoroide il granello prima di entrare in atmosfera, meteorite quello che eventualmente arriva a terra. Delle meteore di uno sciame non arriva a terra praticamente mai niente: sono granelli di sabbia.

Fonti

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