Trovare la Stella Polare e orientarsi

Prima di trovare un oggetto bisogna sapere dov’è il nord, e prima ancora bisogna saper leggere il cielo come si legge una mappa. Sono due abilità che si imparano in tre serate e che restano per sempre, perché non dipendono da batterie, segnale o applicazioni.

Trovare la Polare in dieci secondi

Si parte dal Grande Carro, che in Italia è visibile tutte le notti dell’anno: sette stelle luminose nell’Orsa Maggiore, alte a primavera, basse verso nord in autunno. Le due stelle che formano il fondo del carro, quelle opposte al manico, si chiamano Merak e Dubhe e sono le puntatrici.

Si prolunga la linea che le unisce, dal fondo verso l’alto del carro, per cinque volte la loro distanza: si arriva a una stella isolata di media luminosità, senza nulla di altrettanto brillante attorno. È la Polare, l’ultima stella del manico dell’Orsa Minore. Non è affatto la stella più luminosa del cielo, ed è il primo equivoco da smontare: è famosa per dove sta, non per quanto splende.

Quando il Carro è basso o nascosto da una collina, si usa la controprova: Cassiopea, la W di cinque stelle, sta dalla parte opposta rispetto alla Polare e alla stessa distanza. Se il Carro è basso, Cassiopea è alta, e viceversa: girano una attorno all’altra intorno al polo, tutta la notte, tutto l’anno.

Cosa indica esattamente la Polare

La Polare sta a meno di un grado dal polo nord celeste, il punto attorno al quale ruota tutto il cielo: circa due terzi di grado oggi, cioè poco più del diametro apparente della Luna piena. Non è ferma: descrive un cerchietto piccolissimo nel corso della notte, che per l’orientamento a occhio non conta nulla e per una montatura equatoriale invece sì.

Non è nemmeno la stella polare di sempre. La precessione dell’asse terrestre sposta lentamente il polo: la Polare continuerà ad avvicinarsi fino a circa 27 primi d’arco dal polo nel marzo 2100, poi comincerà ad allontanarsi. Quattromila anni fa la stella del polo era Thuban, nel Dragone; fra dodicimila anni sarà Vega.

Due conseguenze pratiche, ed entrambe utili. La prima: la Polare indica il nord geografico, non quello magnetico, quindi non ha la declinazione da correggere che ha una bussola — il confronto sta nella pagina della bussola. La seconda: l’altezza della Polare sull’orizzonte è la latitudine del posto in cui ci si trova. A Roma sta a circa 42 gradi, a Milano a 45, a Palermo a 38. È il metodo con cui si è navigato per secoli e funziona ancora stanotte.

Il salto di stella

Trovare un oggetto debole senza puntamento automatico si fa con lo star hopping, il salto di stella: si parte da una stella luminosa e riconoscibile e ci si sposta per tappe corte fino al bersaglio, usando il cercatore o il binocolo e confrontando con una mappa.

Funziona così. Si individua a occhio nudo una stella vicina all’oggetto. Si guarda nel cercatore e si riconosce la figura di stelle attorno, confrontandola con la mappa: quasi sempre ci sono tre o quattro stelle che formano un triangolo o una fila riconoscibile. Ci si sposta di una figura per volta, verso il bersaglio, senza mai perdere il riferimento. All’ultimo salto si passa all’oculare a basso ingrandimento, che inquadra il campo più largo possibile.

Tre accorgimenti fanno la differenza fra imparare in una sera e arrendersi. Conoscere il proprio campo: sapere che il cercatore inquadra cinque gradi e l’oculare da 25 mm un grado significa poter misurare i salti sulla mappa. Sapere come l’immagine è girata: un newtoniano la restituisce capovolta, un rifrattore con diagonale la ribalta a specchio, e una mappa confrontata nel verso sbagliato manda dalla parte opposta. Muovere sempre nella stessa direzione del cielo, perché un salto fatto a caso fa perdere il punto di partenza e costringe a ricominciare.

Misurare gli angoli con la mano

Serve continuamente, e non richiede niente. A braccio teso:

  • la larghezza del mignolo vale circa un grado — il doppio della Luna piena, che di gradi ne misura mezzo;
  • tre dita unite valgono circa cinque gradi, quanto il campo di un cercatore;
  • il pugno chiuso vale circa dieci gradi;
  • la mano aperta, dal pollice al mignolo, vale circa venti gradi.

Le misure funzionano per chiunque, perché chi ha le mani grandi ha in proporzione anche le braccia lunghe. Con queste in testa, un’indicazione come “quindici gradi sopra l’orizzonte a sud-est” diventa immediatamente un gesto: un pugno e mezzo sopra la linea degli alberi. È il modo più rapido di usare i numeri che il calcolo delle posizioni restituisce.

Le figure da imparare per prime

Non servono ottantotto costellazioni: ne bastano cinque o sei, e sono le chiavi da cui si raggiunge tutto il resto.

  • Il Grande Carro e Cassiopea, sempre visibili, danno il nord e la stagione.
  • Orione, in inverno: le tre stelle della cintura puntano da un lato a Sirio, la stella più luminosa del cielo notturno, dall’altro ad Aldebaran e alle Pleiadi.
  • Il triangolo estivo — Vega, Deneb, Altair — che d’estate sta sopra la testa e attraversa la parte più ricca della Via Lattea.
  • Il quadrato di Pegaso, in autunno, da cui si arriva alla galassia di Andromeda con due salti.
  • Il Leone, in primavera, che apre la zona delle galassie della Vergine.

Un’ultima abitudine che vale più di qualunque mappa: uscire dieci minuti ogni sera, anche dal balcone di casa, e guardare com’è cambiato rispetto a ieri. Il cielo ruota di quasi quattro minuti al giorno, un grado circa, e in un mese le figure si sono spostate visibilmente. Chi lo osserva ogni sera se ne accorge da solo, e a quel punto non ha più bisogno di nessuno che gli dica dove guardare.

Fonti

  • Distanza della Polare dal polo celeste e massimo avvicinamento nel 2100: dati di posizione stellare e precessione, sintetizzati fra l’altro nella scheda Polaris dell’Encyclopaedia Britannica.

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