Lo star hopping è una ricerca per riferimenti: parti da una stella riconoscibile e raggiungi il bersaglio confrontando piccoli gruppi stellari con una carta. Serve anche a chi usa il GoTo, per verificare il campo e capire se un oggetto debole è davvero quello cercato.
Prepara due campi, non un solo puntamento
Il cercatore serve a raggiungere una zona; l’oculare serve a riconoscere il campo più piccolo. Annota quanto cielo mostrano entrambi. Un cercatore da 5° e un oculare da 1° non sono intercambiabili: quello che sembra uno spostamento minimo nel primo può attraversare tutto il secondo. Usa i valori della tua attrezzatura, non quelli di questo esempio.
Prima della ricerca allinea il cercatore con il telescopio su un riferimento terrestre lontano, senza avvicinarti alla direzione del Sole, poi verifica l’allineamento su una stella. Il riferimento deve restare centrato nei due strumenti. Aumentare gli ingrandimenti per verificare la centratura aiuta a scoprire un disallineamento piccolo ma sufficiente a far perdere il bersaglio.
Prepara una carta con stelle compatibili con quelle che puoi vedere. Una carta troppo povera non permette di confermare il campo; una troppo fitta rende difficile riconoscere le figure principali. Il metodo di partire da una stella di riferimento e verificare l’orientamento delle carte è descritto nel manuale di osservazione visuale AAVSO.
Prima di spostarti, scopri come gira l’immagine
Un Newton generalmente ruota l’immagine rispetto al cielo; un rifrattore o catadiottrico con diagonale può introdurre una riflessione. Esistono cercatori raddrizzati e configurazioni diverse: verifica la tua, senza assumere che “a destra sulla carta” significhi “a destra nell’oculare”. La rotazione di una carta non corregge un’immagine speculare.
Su una stella, con inseguimento spento, osserva la direzione della deriva: indica l’ovest celeste nel campo. Per capire se serve anche una riflessione confronta un triangolo asimmetrico di stelle con la carta. Non confondere l’ovest celeste con il bordo sinistro dello schermo o con la direzione in cui devi spingere il tubo.
Sulla carta ritaglia mentalmente un cerchio grande quanto il tuo campo reale. Scegli un passaggio che lasci visibile almeno un riferimento precedente: avanzare fra campi sovrapposti riduce il rischio di scambiare due gruppi simili.
Come confermare ogni salto
- Centra la stella di partenza e riconosci due o tre vicine.
- Prima di muovere il telescopio, scegli il prossimo gruppo sulla carta.
- Sposta di poco e confronta forma, distanze relative e luminosità. Una sola stella non basta.
- Passa all’oculare a grande campo quando la zona è corretta. Cerca prima la configurazione delle stelle, poi l’oggetto.
- Solo dopo la conferma aumenta l’ingrandimento e rifai il fuoco.
La carta deve descrivere il campo che hai davanti. Le schermate fotografiche possono mostrare stelle e nebulosità invisibili nel tuo strumento: usale per orientarti, senza pretendere lo stesso aspetto visuale.
Misure rapide: dita, cercatore e campo
Prima di saltare da una stella all’altra conviene sapere quanto cielo copre ogni “passo”. Un cercatore 6×30 tipico mostra circa 7° di cielo; a braccio teso, le tre dita centrali affiancate coprono circa 4,5°. Sono valori indicativi, utili per stimare se il prossimo riferimento entrerà nel campo del cercatore o richiede un passaggio intermedio. Per l’oculare usa il campo reale calcolato con i dati della tua attrezzatura nel calcolatore degli oculari.
Un cercatore a punto rosso non ingrandisce: è comodo per puntare le stelle visibili a occhio nudo, mentre per le stelle più deboli del percorso serve un cercatore ottico o un binocolo. Se usi solo il punto rosso, scegli percorsi che restano fra stelle visibili a occhio nudo e affida all’oculare a grande campo l’ultimo tratto.
Primo esercizio: M13 in Ercole
Riconosci il quadrilatero centrale di Ercole, la “Chiave di volta”, nella regione fra Vega e Arturo. Individua Eta Herculis e Zeta Herculis, che delimitano il suo lato occidentale. M13 si trova circa a un terzo del percorso da Eta verso Zeta, vicino alla linea che le unisce. Questa indicazione è illustrata da NASA/JPL; confronta anche la carta di localizzazione NASA.
Parti da Eta e avvicinati alla zona mantenendo un campo ampio. Cerca una piccola chiazza non puntiforme, senza aspettarti le stelle risolte delle fotografie. Una volta trovata, confronta il campo con la carta e prova un ingrandimento maggiore. Nel diario di M13 separa “oggetto identificato” da “stelle individuali riconosciute”.
Secondo esercizio: M57 nella Lira
Da Vega riconosci il piccolo parallelogramma della Lira. Sul lato opposto a Vega individua Beta Lyrae (Sheliak) e Gamma Lyrae (Sulafat). M57 è nella zona fra queste due stelle, poco dalla parte di Beta rispetto al punto medio. È il percorso proposto nel manuale Celestron Travel Scope.
Qui la difficoltà è diversa da M13: il bersaglio è piccolo e può sembrare quasi stellare a basso ingrandimento. Se il cercatore non lo mostra, usa le stelle per mettere in campo la zona e poi esaminala al telescopio. Prima di dichiararlo trovato verifica che quella piccola macchia mantenga un aspetto esteso mentre le stelle vicine vanno a fuoco. La scheda M57 e il diario completano l’esercizio.
Terzo esercizio d’estate: M56 fra Albireo e Sulafat
Dopo M57 resta un bersaglio vicino e meno noto. Individua Albireo, la testa del Cigno, e Sulafat (Gamma Lyrae), già usata per M57. L’ammasso globulare M56 si trova sulla linea che le unisce, a circa 4,5° da Sulafat: più o meno la larghezza delle tre dita centrali a braccio teso, e quindi dentro il campo di un cercatore 6×30. Il percorso è descritto da BBC Sky at Night Magazine.
Centra la zona con il cercatore, usa un oculare a basso ingrandimento e cerca una “stella” che sembra fuori fuoco mentre le altre sono nitide. Solo dopo passa a un ingrandimento maggiore.
Esercizio d’autunno: M31, la galassia di Andromeda
Nelle serate d’autunno Ercole e Lira scendono a ovest e il cielo offre il bersaglio più adatto a chi comincia: M31, che NASA indica come visibile a occhio nudo da un sito buio e anche con un moderato inquinamento luminoso, con il periodo migliore a novembre (scheda NASA di M31).
Parti dalla “W” di Cassiopea: le stelle Caph, Schedar e Gamma Cassiopeiae formano una “V” che indica, a circa una spanna, Mirach (Beta Andromedae), una stella dal colore giallo-arancio, ben riconoscibile. Il metodo in due salti descritto da BBC Sky at Night Magazine è questo:
- Metti Mirach vicino al bordo del campo del binocolo o del cercatore e cerca dalla parte opposta Mu Andromedae, più debole e bianca.
- Sposta lo strumento finché Mu occupa il posto in cui prima c’era Mirach: la chiazza diffusa che compare dove prima era Mu è M31.
In pratica, M31 si trova proseguendo da Mirach verso Mu per una distanza simile. NASA/JPL descrive lo stesso percorso in modo ancora più semplice: segui la fila di stelle brillanti di Andromeda e “gira a sinistra” a Mirach, verso Cassiopea (What’s Up, ottobre 2020).
Al telescopio non aspettarti i bracci a spirale delle fotografie: con un oculare a grande campo vedrai soprattutto un nucleo luminoso che sfuma ai lati. Più ingrandimento spesso peggiora l’impressione, perché la galassia supera il campo. Annota l’osservazione nel diario di M31 e consulta la scheda nel catalogo.
Esercizio di primavera (e non solo): M81 e M82 dall’Orsa Maggiore
Dal Centro-Nord Italia il Grande Carro non tramonta mai, ma nelle serate d’autunno passa molto basso sull’orizzonte nord (al Sud Phecda può sfiorare l’orizzonte o finire sotto): il percorso rende al meglio in primavera, quando il Carro è alto. Prendi le due stelle sulla diagonale del rettangolo: Phecda e Dubhe. Prolunga la linea da Phecda attraverso Dubhe per circa la stessa distanza: il punto d’arrivo, a circa il doppio della distanza fra Phecda e Dubhe, cade vicino a M81. È il percorso indicato da NASA/JPL (What’s Up, febbraio 2024).
La zona di arrivo è povera di stelle brillanti, quindi qui il confronto con la carta conta più che altrove. Con un binocolo M81 appare come una debole chiazza di luce nello stesso campo di M82 (scheda NASA di M81): trovata la coppia, la conferma è più solida di quella di un singolo oggetto. M81 ha magnitudine apparente 6,9, quindi serve un cielo senza Luna e lontano dalle luci più forti.
Se perdi il campo, torna all’ultimo riferimento certo
Evita di sommare spostamenti casuali. Rientra nella figura riconosciuta, controlla orientamento e campo reale, poi scegli un salto più breve. Se arrivi nel campo corretto ma il bersaglio non compare, verifica altezza, Luna, trasparenza e adattamento al buio: un puntamento corretto non garantisce che l’oggetto sia visibile.
Gli esercizi su M13, M57 e M56 sono adatti quando Ercole, Lira e Cigno sono abbastanza alti, spesso nelle serate fra tarda primavera ed estate alle latitudini italiane; M31 è il bersaglio delle serate d’autunno, M81 e M82 quello della primavera. La possibilità concreta dipende da data, ora e postazione: controllala in Dove guardare. Registra anche i tentativi negativi: il confronto con una notte migliore è parte dell’osservazione.
Domande frequenti sullo star hopping
Lo star hopping funziona anche con un telescopio piccolo?
Sì. Il metodo dipende soprattutto dal cercatore e dalla carta, non dal diametro. Con uno strumento piccolo conviene scegliere bersagli luminosi, come M31, M13 e M57, prima di passare a oggetti più deboli.
Quale carta usare?
Una carta che mostri stelle fino a una magnitudine simile a quella che vedi nel cercatore. Un’app planetario va bene se puoi ridurre le stelle visibili e attivare la visione notturna in rosso; una carta stampata evita di abbagliarsi con lo schermo.
Ho seguito il percorso ma non vedo l’oggetto: dove sbaglio?
Le cause più comuni sono tre: cercatore non allineato, immagine ruotata o speculare rispetto alla carta, cielo non adatto (Luna, foschia, oggetto basso). Torna all’ultimo riferimento certo, ricontrolla l’orientamento e verifica altezza e condizioni in Dove guardare e nella guida su seeing e trasparenza.
Con il GoTo serve ancora lo star hopping?
Serve per controllare che il campo puntato sia quello giusto, soprattutto con oggetti deboli o quando l’allineamento del GoTo non è preciso. Conoscere i riferimenti della zona permette di correggere a mano l’ultimo tratto.

